06/01/2008
PILLOLA RU 486
Avvenire - Ru 486: ora cercano la scorciatoia europea
“Che sia la volta buona?”: i fan della pillola abortiva hanno di nuovo annunciato a tutti -lo fanno circa due volte l'anno, a cadenza regolare- che la Exelgyn, la ditta francese che ha come unico prodotto la Ru 486, ne chiederà presto la commercializzazione in Italia. Chissà, forse stavolta è vero. Forse è anche per merito di Maura Cossutta, che al convegno romano della Fiapac, la Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, sponsorizzato dalla Exelgyn, ha portato i calorosi saluti del ministro Turco, dalla quale è delegata alla revisione delle linee guida della legge 40.
L'Emea, l'autorità farmacologica europea, ha infatti concluso la procedura con cui la Francia ha chiesto di ridurre le dosi della Ru 486 da 600 a 200 mg: quando l'iter burocratico sarà totalmente terminato, la ditta potrà chiedere di vendere la pillola in Italia, utilizzando la procedura del mutuo riconoscimento (anche se ieri sera fonti comunitarie sollevavano dubbi circa la rapidità dell'iter). Sembra destinato a cadere quindi l'unico vero motivo per cui finora la Ru 486 non è stata utilizzata nel nostro Paese: parlare di «sei anni di boicottaggi», come dichiarato dal ginecologo e radicale Silvio Viale, è una menzogna, visto che la Exelgyn fino a oggi non ha mai chiesto di introdurre la pillola abortiva da noi, neppure quando era ministro della Salute Umberto Veronesi, che ha sempre pubblicamente sostenuto l'aborto chimico. L'autorità europea ha dato l'assenso specificando che con la dose inferiore «non si possono escludere rischi maggiori di gravidanze che proseguono», e chiedendo di aggiungere fra le nuove informazioni da dare il rischio di infezioni fatali in caso di somministrazione vaginale del misoprostol (il farmaco che si assume dopo la Ru 486). Che abbassare la quantità di Ru 486 possa essere meno efficace l'aveva gia dichiarato un anno fa Etienne Emile Beaulieu, il padre della pillola abortiva. Diversamente da quanto sostenuto dall'Emea, invece, non è stato dimostrato finora alcun nesso fra la somministrazione vaginale del secondo farmaco abortivo e le infezioni mortali: è solo un'ipotesi, confutata anche da alcuni sostenitori dell'aborto chimico. Sulla dinamica delle morti imputabili alla «kill pill» -la pillola della morte, com’è stata ribattezzata- c'e ancora molto da chiarire: l'ipotesi più accreditata riguarda l'alterazione del sistema immunitario dovuta alla Ru 486. Inoltre, tra le almeno quindici donne morte a seguito di un aborto farmacologico ne troviamo alcune decedute per infezione dopo l'uso di entrambi i farmaci, altre dopo averne usato solo il secondo, e l'ultima che aveva preso solamente la Ru 486 (la sigla con cui si indica il primo dei due farmaci) per via orale. D'altra parte, è difficile sostenere che l'aborto farmacologico sia migliore di quello chirurgico: oltre ad avere una mortalità dieci volte maggiore, e un aborto lungo, doloroso e incerto. L'intera procedura dura almeno due settimane, nel migliore dei casi si espelle l'embrione entro il terzo giorno dall'assunzione della Ru 486; vomito, diarrea, nausee e crampi gli effetti collaterali più ricorrenti; gli antidolorifici sono di routine; le perdite di sangue sono in maggiore quantità e durano di più, perchè l'utero si svuota lentamente (quando va bene in quindici giorni) e l'impatto emotivo può essere devastante, considerato che più della metà delle donne vede l'embrione abortito: con l'aborto farmacologico sono le donne infatti a dover controllare le perdite di sangue nell'assorbente, e talvolta, come denunciato ad Avvenire da una signora trentina qualche settimana fa, addirittura invitate a cercare di identificare l'embrione abortito scrutando dentro il water. C’è anche il problema del secondo farmaco, il misoprostol, che la ditta non ha mai registrato come abortivo ma solo come anti-ulcera. Per somministrarlo insieme alla Ru 486 bisogna quindi permetterne l'uso off label, cioè al di fuori dalle prescrizioni autorizzate. Il vero obiettivo dei sostenitori della pillola abortiva non è certo quello di introdurre una migliore pratica per le donne: quella c'è già, ed è l'aborto per «isterosuzione», in pochi minuti, in regime di day hospital, per il quale è sufficiente una blanda sedazione. La Ru 486 serve per introdurre in Italia l'aborto a domicilio: la somministrazione delle pillole in ambulatorio, e tutto il resto a casa. Da sole. Con l'aiuto del foglietto delle istruzioni e del cellulare del medico (che, si sa, e molto meglio di un ricovero...), con l'ospedale attrezzato per le trasfusioni a non più di un'ora di macchina e con qualcuno sempre pronto ad accompagnare, perché in caso di emorragia guidare non è consigliabile, e spesso proprio non è possibile: questo richiedono i protocolli in Francia, dove il 20% delle donne che segue la procedura chimica non si presenta alla visita finale, quella con cui si stabilisce se l'aborto è riuscito o no, sfuggendo quindi a ogni controllo Con l'aborto farmacologico il “ricovero non è necessario”, ha ribadito Donatella Poretti, parlamentare della Rosa nel Pugno. Ma la 194 prevede che si debba abortire nelle strutture ospedaliere, e il Consiglio superiore di Sanità ha confermato che Ru 486 e legge 194 sono compatibili solo se tutto l'iter è svolto “in ambito ospedaliero fino a completamento dell'aborto e delle cure del caso”. Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi. Noi intanto continueremo a vigilare.
Il Sole 24 ore - La storia
Nel 1982 Etienne-Emile Beaulieu,lavorando per i laboratori Roussel-Uclaf su derivati del progesterone,scoprì un potente anti-progestinico ,inizialmente chiamato RU 486 (secondo le iniziali del laboratorio dove fu messo a punto,ed un numero di serie).
Presentato dall'inizio degli anni Ottanta come un'alternativa all'aborto per aspirazione,la molecola provocò una levata di scudi da parte degli ambienti ostili all'interruzione di gravidanza.Ciononostante ,il mifepristone venne posto sul mercato in Francia nel 1988,per l'uso in combinazione con prostaglandine.Il mifepristone fu approvato in altri paesi Europei negli anni Novanta,negli Stati Uniti nel settembre 2000,mentre in Francia è utilizzato nel 30% delle interruzioni di gravidanza.
- La molecola
Il mifepristone è uno steroide sintetico utilizzato per l'aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza.
Prodotto sotto forma di pillola viene commercializzato in Francia con il nome Mifégyne e negli Stati Uniti come Mifeprex.Ha il vantaggio di non richiedere l'ospedalizzazione della donna nè interventi chirurgici,per questo si ritiene che provochi minori traumi fisici e psicologici oltre che minori costi per il servizio sanitario.Attualmente è in uso in tutti i Paesi della Comunità europea ad eccezione di Italia (in parte) e Irlanda.
L'INCIDENZA DEGLI ABORTI FARMACOLOGICI IN ALCUNI PAESI UE (Dati in percentuale):
* Scozia 61%
* Francia 56%
* Svezia 51%
* Svizzera 45%
All'estero-una storia contrastata fra battaglie e autorizzazioni-
Da vent'anni sul mercato fra duelli politici e legali (Marzio Bartoloni)
La pillola della controversia ha già 25 anni-da 20 è sul mercato-e una storia costellata da polemiche,scontri e battaglie giudiziarie.E pressioni politiche ai più alti livelli : la più clamorosa-svelata dalla recente pubblicazione dei carteggi presidenziali-fu quella nel 1993 dell'allora presidente americano Bill Clinton che con un lungo e insistente pressing sull'azienda produttrice puntava allo sbarco sul mercato Usa della Ru 486.Ma senza successo,almeno fino al 2000,perchè l'azienda in cambio pretendeva una sorta di immunità giudiziaria.Oggi la pillola abortiva per antonomasia è in commercio in 14 Paesi della Ue ,in Russia,ma anche in Cina e India (nella versione generico del farmaco).
La storia del mifepristone (così si chiama il principio attivo della pillola) ha inizio nel 1982,quando il ricercatore francese Etienne-Emile Beaulieu presenta i risultati degli studi condotti da una équipe del laboratorio Roussel-Uclaf ,da cui il farmaco prende le iniziali seguite dal numero progressivo del progetto : appunto Ru 486.
Le sperimentazioni cliniche danno esito favorevole,e nel settembre 1988 la Francia è il primo Paese ad autorizzare la sua prescrizione per le interruzioni volontarie di gravidanza entro il 49° giorno.Un mese dopo,a causa delle pressioni anche da parte dell'azionista principale (il colosso tedesco Hoechst) è la stessa Roussel-Uclaf a sospendere la distribuzione.
Ma il ministro della Sanità d'Oltralpe impone all'industria di riprendere immediatamente a distribuire il farmaco (con il nome di Mifegyne).
Nel 1991 è la volta della Gran Bretagna e nel 1992 della Svezia (dove l'uso è consentito fino al 63° giorno),cui si aggiungono negli anni seguenti molti altri Paesi,anche in virtù degli automatismi che scattano per i farmaci già approvati da un Paese dell'Unione.
Negli Stati Uniti,dove le pressioni degli antiabortisti sono fortissime,l'azienda cede nel 1994 tutti i diritti sulla molecola al "Population council",un'organizzazione che si occupa di pianificazione familiare e che la distribuirà con il nome commerciale di Mifeprex.
Tra il 1996 e il 1997 la Hoechst acquisisce in toto la Roussel-Uclaf,dando luogo al gruppo Hoechst-marion-Roussel.Cambia il nome manon le strategie : di fronte alla minaccia di nuovi boicottaggi,il gruppo decide di cedere i diritti mondiali della pillola-Stati Uniti esclusi- al medico Edouard Sakiz ,uno dei primi ricercatori ora in pensione,che dà vita alla società francese Exelgyn.Che da novembre bussa alla porta dell'Italia.
Scontro sul via alla Ru 486 - Binetti chiede più garanzie-Marino : non va caricata di valori morali (M.B.)
La pillola abortiva,meglio nota con la sigla Ru 486,si prepara a diventare la nuova mcidiale mina vagante nell'infuocatissimo dibattito sulla revisione della legge 194.
Il via libera per il mercato italiano-la pillola sarà disponibile solo in ospedale e non in farmacia-previsto entro il prossimo marzo (come anticipato da "Il Sole - 24 ore" di ieri) è l'ultimissimo terreno di scontro tra politici e anche nel mondo medico.
Il via libera in primavera dell'Aifa ( l'Agenzia del farmaco) dopo la richiesta di autorizzazione depositata lo scorso 10 novembre dall'agenzia parigina Exelgyn è quasi scontato in base alle procedure europee del "mutuo riconoscimento dei farmaci ( la Ru 486 è già autorizzata in molti Paesi Ue).E lo stesso ministro della Salute, Livia Turco,non si è mai detta contraria al suo utilizzo,anzi : "Nessun ostacolo alla pillola abortiva Ru 486-assicurava proprio nei giorni del suo insediamento al dicastero nel 2006-,ma rispettando le indicazioni della legge sull'aborto."
Una posizione,questa,su cui chiede più di una garanzia Paola Binetti (Pd) che si dice "personalmente" contraria all'aborto : "E' fondamentale che da qui a marzo- avverte la senatrice "teodem"- il ministro Turco assicuri un'informazione precisa e ben documentata sulla reale sicurezza di questo trattamento e garantisca,con linee guida precise,che l'impiego della pillola non aggiri i paletti della 194".
Per la Binetti bisogna informare le donne sui concreti "rischi" della pillola ("ci sono diversi casi documentati di morte") e assicurare che la somministrazione avvenga "con il ricovero in ospedale e sotto stretta osservazione medica-continua-e non mandando a casa le pazienti come si fa in Toscana o in Emilia riportando di fatto l'aborto alla clandestinità."
In altri paesi l'avvento della Ru 486 è coincisa con modifiche legislative, "se qui si pensa di scardinare ,"se qui si pensa di scardinare la194,per liberalizzare-avverte ancora la Binetti-credo che si aprirebbe uno scontro mica da ridere".
"Contrarissimo",invece,è Carlo Giovanardi (Udc) che oltre a sottolinearne la "pericolosità",boccia la pillola abortiva perchè è "un tassello di un affresco più vasto che vede lo spostamento progressivo dei paletti verso una rischiosa deriva eugenetica"."La legge 194 ha tentato di trovare un equilibrio tra interessi della madre e del bimbo-conclude Giovanardi-,con la Ru486 si banalizza tutto".Per Ignazio Marino medico e presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato la pillola non va "caricata di un valore morale-spiega il senatore-perchè la decisione morale è a monte e si tratta di una scelta drammatica per ogni donna"."E' solo una valida alternativa all'opzione chirurgica-spiega-e va discussa bene tra medico e paziente".Per marino,appena ci sarà l'ok dell'Aifa,"sarebbe grave se gli ospedali italiani non si attrezzassero per garantirla alle donne che lo richiedessero".
A parlare di vera e propria "vittoria" è Silvio Viale,ginecologo toreinese ed esponente radicale promotore della sperimentazione della Ru 486 all'ospedale Sant'Anna di Torino dal settembre 2005.
Per Viale la pillola abortiva sarà " il primo vero banco di prova" per comprendere davvero il senso del dibattito che si è aperto sull'aborto.Ma come sarà somministrata la pillola?"La nostra esperienza al Sant'Anna e contenuta in un protocollo che puntiamo a estendere a tutti gli ospedali piemontesi-avverte Viale-non prevede il ricovero,in linea con quanto accade in molti Paesi".In pratica dopo la somministrazione in "day hospital" della Ru 486 la donna torna a casaper ritornare in ospedale dopo un paio di giorni dove assumerà il secondo farmaco,"qui rimane alcune ore sotto osservazione-spiega il ginecologo-e nel 90% dei casi avviene l'espulsione del feto".Infine dopo 7-10 giorni si conclude il procedimento con l'ultimo controllo medico, "di tipo ambulatoriale".
"Altro che aborto sicuro e facile-avverte Giuseppe Noia,docente di medicina dell'età prenatale al Policlinico Gemelli di Roma- in realtà è tutta una grande menzogna,da quando viene usata si contano almeno 16 morti,mentre l'intervento chirurgico è dieci volte più sicuro".
"Uno dei capisaldi della legge 194 è stata proprio la sicurezza dell'assistenza della Sanità pubblica -conclude Noia-,ora si condanna la donna di nuovo alla clandestinità e alla sofferenza psicologicae fisica visto che gli effetti sono quasi come quelli di un aborto chirurgico,ma senza l'anestesia".
23:26 Scritto da: dedoflyy2 in vita | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ru 486, aborto | OKNOtizie |
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